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urlo del slenzio

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€mR@H

August 06

Cacofonie filosofiche di anime in pena

Odori di epidermidi
che sanno di cultura e paura
voci che si perdono nel brusio dell'aula simulacro
nel giorno del giudizio
sguardi piegati come pagine di un libro consumato
sottolineato nei punti sbagliati
occhi che chiedono l'aiuto di un amico
che é rimasto a casa a dormire
parole vuote che riempiono i crepacci di certezze
fatte di ipocrita lava solidificata
il pensatore ispirato dalla lettura di se stesso
declamazione di etichette di carta
promettenti futuri potenziali
ci sono tutti
ma non battono un colpo
ruggine di nomi pronunciati troppe volte
attaccati a una faccia
che ci sorriderà ancora per molto tempo
vuoto riempito di luce solare
divino concime di buoi su due gambe
che non fanno muu
il rutto e il colpo di tosse
in questa parentesi di tempo congelato
sono le risposte più intelligenti
ai koan del maestro di vita
uscito di casa in pantofole e senza pantaloni
Belle parole,sì
ma da dove escono se io là sotto non vedo coglioni?
L'incertezza é stata rotta dal precipitato,
dall'esplicitazione di una chiaroveggenza,
la voce dell'amore cosa dice in fondo?
Che la mescolanza é una sottrazione?
Forse,ma i minuti che passano
mi avvicinano alla logica formale,
e il mio sedere ormai ha dato
il suo ultimo bacio alla terra.
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Solo

Solo, in mezzo a decine,
centinaia di volti sbiaditi,
occhi spenti, stanchi, vuoti.
Sono solo questo,
una sagoma deforme
dai contorni imprecisi,
un fantasma
che si riflette in uno specchio
e non riesce a scorgere nulla
se non la propria infinita tristezza.
Costrettio a vestire di un variopinto costume
per recitare una meschina parte
davanti ad un pubblico disattento.
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August 04

UN PIKKOLO AMORE

Quanto piccolo può sentirsi un Amore?
Quanto breve crede sia il suo cammino?
Quanto ripida può esser la salita per raggiungere la sua vetta?
Un Sentimento con un nome cosi Imponente..
come fà a sentirsi fragile ed insicuro nei confronti della Vita?
Ha sguardi solitari dalla cima
Aderisce al Cielo per amalgamarsi al suo infinito
Trema con le speranze per esser cullato dalle nuvole..
..e con loro Sogna il Viaggio !
Eppure..
nella sua immensiatà si sente sepolto sotto questo Cielo
..e le nuvole diventano macigni di dubbi
..e l'immenso è come una rete
Ora trema
..per la coscienza di scoprirsi -Solo

AMORE & DOLORE

Restituisci ai miei occhi l'orizzonte
Impuro Desiderio squarciato dalla speranza
Tenebre illuminano i dolori che si schiantano sul mio corpo
ormai affranto dal tuo non ritorno
Povera Donna , offerta alla menzogna
Senile il Respiro
Sotterro ogni brivido fra lacrime e lenzuola
ma si scava la dimora e torna a me
ancor più inquietante
Dimmi Tu ...Informe tentatore
Come ti strappo dal ventre ancora in vita?
Come ti sfascio dall'incertezza soffocata?
Quanto delta sanguinante le mie carni
dovranno piangere ancora prima di riaverti?
Braccia ...arrendetevi all'abbandono
al supplizio dei pensieri
e cosctringetemi alla fuga da queste mura annegate nella pietra
Malsanamente
ti adagi a scavar rifugio
Dubbia resistenza nei miei occhi senza luce prende forma
...e allora mi chiedo...
"Coscienza o Dolore"?
Scarno Pudore
Lotti contro te stessa
ormai quel profumo t'ha invaso la Vita di memoria
rabbrivida ora l'esistenza del peccato
Signore Ignoto e Povera Musa
mi strapperei i lembi di pelle per affogare nel silenzio
e non ascoltare Amore e Dolore
in Unisono Coro
1718437
August 03

...

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Spogliata del Senno, svanita nella sua stessa luce
Nessuna parola fà più eco nella Notte
Nessun respiro più è rintocco nel suo tempo
Ha guardato a lungo occhi piangere
in uno specchio chiamato
" Disegno Divino "
-troppo spesso il suo cuore si è fermato un istante-
Nessuna più sofferenza è cullata nel suo petto
Non ha più spazio per il dolore
..nè tremore nei suoi fianchi
..nè travagli nel suo ventre
Ha perso armonia, foglie e fiori
ed ora quel tronco non è che una trave
Ascolta Sermoni da lingue di Fuoco
da cui in un tempo perduto gli aveva donato il respiro
[E si Sgozza la gola nel suo riso Inquietante]
Migra sui monti..e canta Follia
Ha il Delirio che incombe sul suo capo chino
..a Lei fù donata la lama del tempo
per tagliar via il Vento
Ombra Mosaica scomposta nella Terra
si morde le dita per graffiar via il tormento
Ma è Terra senza Notte
..ed è Giorno senza Luce
Solo un Angelo Disfatto nell'estrema paura
che le coli via anche la pelle
Ha il volto segnato da cicatrici
ed il cuore la Uccide ad ogni palpito
Non ha più aspetto di donna
nè il bianco candore, colore dell'Attesa
Porge alle Bocche ciò che le resta della carne
ed esangue nei suoi fiati
..riemerge nel delirio

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La vita è...

Che cosa è la vita?
La vita non è che una di queste giornate di pioggia, dove io, come voi, non rappresento che una di queste tante gocce che attraversano il cielo.
Ebbene si, ognuno di noi è una goccia.
La goccia nasce, vive, attraversa il cielo, senza sapere che prima o poi anche lei, come tutte le altre, dovrà toccare la terra e svanire nel nulla. Nessuna goccia dura in eterno; ognuna di esse, prima o poi svanirà. Una di esse verrà fermata da una foglia, un'altra dal volo di un gabbiano, un'altra ancora da qualche altro ostacolo.
Così però come tutte le gocce muoiono, tutte tornano a vivere, non qui però, in un altro mondo, in un altro cielo, dove nessun gabbiano le possa fermare, nessuna foglia ostacolare.
E' li che la goccia rinasce e diventa figlia di un'acqua pura, un'acqua limpida, un'acqua cristallina, un'acqua eterna.
bloodriplight

Poche volte ti rendi conto del vero dolore

Poche volte ti rendi conto del vero dolore,
di quella sofferenza che ti logora e ti deprime,
di quella ridondante ossessione che non ti lascia un attimo,
poche volte capisci e riesci ad apprezzare l'intensità di semplici emozioni,
ti rendi conto della loro importanza,
poche volte comprendi quale
sia la vera felicità e ne fai tesoro,
la tieni stretta, timoroso di perderla nuovamente,
è in questi momenti che ti accorgi di essere finalmente un uomo,
frutto di un'intera vita,
è in questo momento che ti accorgi di assomigliare vagamente alla persona che volevi,
ma è in questi momenti che ti
accorgi di essere vicino alla morte...
la nostra è una vita vuota,
scontata,
hai già esaurito quell'istinto vitale che ti fa andare avanti,
ti basta un attimo e capisci che ormai hai succhiato tutto il possibile,
non c'è nient'altro accanto a te,
la libertà ti ha reso schiavo,
schiavo di un'esistenza vuota,
la consapevolezza di aver ormai provato tutto ti distugge e ti deprime,
sai che ormai sei rimasto solo nella tristezza e nell'ipocrisia di chi ti sta accanto,
stanco anch'esso delle tue lagne,
di sentire la tua voce,
di percepire la tua presenza,
di averti li con te...
la tua vita è già segnata,
non esiste una svolta,
non esiste qualcosa che la possa sconvolgere, perché sai già cosa sei cosa sei stato e cosa
sarai,
NIENTE.
Non credere di poter cambiare tutto ciò,
non credere di poterti sentire realizzato nelle semplici cose,
sarai sempre + solo e avvilito,
senza meta e senza rifugio,
non cercare di scappare,
non c'è possibilità...
la tua gabbia è
ormai sbarrata,
non c'è modo di uscirci,
sei uniformato a un mondo troppo stretto e irreale per poter essere definito tale,
...non si può aver paura della morte quando ormai siamo morti da anni,
non si può soffrire per qualcosa che non si ha,
tanto il nostro destino è scontato ce l'abbiamo
davanti agli occhi,
ce l'abbiamo nella nostra mente,
ma mai purtroppo lo avremo nel nostro cuore... non ti resta che riempire i polmoni e lasciarli
sgonfiare nuovamente e chiudendo gli occhi pensare per l'ennesima volta a quel mondo che avidamente porti nei tuoi sogni,
quei sogni irrealizzabili che sono la tua strana felicità...
non ti resta che addormentarti sperando di
dimenticare tutto il tuo passato,
tutte le sensazioni forti che hai provato,
per poterle rivivere e così riaccarezzare la tua felicità..
spero di abbandonare tutto quello che fa parte di me,
di lasciar fuggire il dolore e la morte,
le donne,
gli amori,
la notte e il giorno per svegliarmi di nuovo e rivivere tutto ciò come fosse la prima volta.
157

Cybersentimenti

Storia di un sentimento antropomorfo,
prototipo in via di sperimentazione
sulla via della completa mimesi umana.

Il leggero brusio della gente
disperde le mie cellule staminali.
Vado tristemente regredendo e scemando,
laddove i vostri occhi
non sono in grado di cogliere deformità.
Condivido quotidianamente i vostri spazi,
sembro essere integrato,
al di fuori del manto epidermico,
ultima innovazione biotecnologica
dei laboratori nei quali fui procreato.

Il substrato biascica a stento menzogne,
dovrei far revisionare i microchip emozionali
tumefatti, putridi, ingialliti, raggrinziti, incartapecoriti, marci, inservibili.

La mia ombra claudicante arranca a
conformarsi alla maschera delle convenzioni
che ogni giorno adotto, irridendomi di negligenza.

Proprio mi sfugge quale maledetta avaria
permette ad un esemplare della vostra etnia
d'intuire la mia ambiguità di diverso, infiltrato.

In quegli occhi fulgidi traspare la segretezza
del mio celato contrastante dualismo.
In quegli occhi protendo mani scialbe
avide di caritatevole umanità.

La nostra civiltà non discerne ancora
quale moto d'animo celestiale sopperisca
a questa preghiera moribonda.

Fin quando non verrò destituito dalla missione
per decorso naturale
(sono biodegradabile alle incompatibilità interne)
vivrò nell'ossigeno di quegli occhi e nel loro sortilegio...
Battezzami col fuoco
o
Resetta il sistema operativo.
goth16
August 02

ODE ALLA NOTTE

 

Vieni, Notte antichissima e identica,
Notte Regina nata detronizzata,
Notte internamente uguale al silenzio, Notte
con le stelle, lustrini rapidi
sul tuo vestito frangiato di Infinito.

Vieni vagamente,
vieni lievemente,
vieni sola, solenne, con le mani cadute
lungo i fianchi, vieni
e porta i lontani monti a ridosso degli alberi vicini,

fondi in un campo tuo tutti i campi che vedo,
fai della montagna un solo blocco del tuo corpo,
cancella in essa tutte le differenze che vedo da lontano di giorno,
tutte le strade che la salgono,
tutti i vari alberi che la fanno verde scuro in lontananza,

tutte le case bianche che fumano fra gli alberi
e lascia solo una luce, un'altra luce e un'altra ancora,
nella distanza imprecisa e vagamente perturbatrice,
nella distanza subitamente impossibile da percorrere.
Nostra Signora

delle cose impossibili che cerchiamo invano,
dei sogni che ci visitano al crepuscolo, alla finestra,
dei propositi che ci accarezzano
sulle ampie terrazze degli alberghi cosmopoliti sul mare,
al suono europeo delle musiche e delle voci lontane e vicine,

e che ci dolgono perché sappiamo che mai li realizzeremo.
Vieni e cullaci,
vieni e consolaci,
baciaci silenziosamente sulla fronte,
cosi lievemente sulla fronte che non ci accorgiamo d'essere baciati

se non per una differenza nell'anima
e un vago singulto che parte misericordiosamente
dall'antichissimo di noi
laddove hanno radici quegli alberi di meraviglia
i cui frutti sono i sogni che culliamo e amiamo,

perché li sappiamo senza relazione con ciò che ci può
essere nella vita.
Vieni solennissima,
solennissima e colma
di una nascosta voglia di singhiozzare,

forse perché grande è l'anima e piccola è la vita,
e non tutti i gesti possono uscire dal nostro corpo,
e arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio
e vediamo solo fin dove vede il nostro sguardo.
Vieni, dolorosa,

Mater Dolorosa delle Angosce dei Timidi,
Turris Eburnea delle Tristezze dei Disprezzati,
fresca mano sulla fronte-febbricitante degli Umili,
sapore d'acqua di fonte sulle labbra riarse degli Stanchi.
Vieni, dal fondo

dell'orizzonte livido,
vieni e strappami
dal suolo dell'angustia in cui io vegeto,
dal suolo di inquietudine e vita-di-troppo e false sensazioni
dal quale naturalmente sono spuntato.

Coglimi dal mio suolo, margherita trascurata,
e fra erbe alte margherita ombreggiata,
petalo per petalo leggi in me non so quale destino
e sfogliami per il tuo piacere,
per il tuo piacere silenzioso e fresco.

Un petalo di me lancialo verso il Nord,
dove sorgono le città di 0ggi il cui rumore ho amato come un corpo.
Un altro petalo di me lancialo verso il Sud
dove sono i mari e le avventure che si sognano.
Un altro petalo verso Occidente,

dove brucia incandescente tutto ciò che forse è il futuro,
e ci sono rumori di grandi macchine e grandi deserti rocciosi
dove le anime inselvatichiscono e la morale non arriva.
E l'altro, gli altri, tutti gli altri petali
- oh occulto rintocco di campane a martello nella mia anima! -

affidali all'Oriente,
l'Oriente da cui viene tutto, il giorno e la fede,
l'Oriente pomposo e fanatico e caldo,
l'Oriente eccessivo che io non vedrò mai,
l'Oriente buddhista, bramanico, scintoista,

l'Oriente che è tutto quanto noi non abbiamo,
tutto quanto noi non siamo,
l'Oriente dove - chissà - forse ancor oggi vive Cristo,
dove forse Dio esiste corporalmente imperando su tutto..
Vieni sopra i mari,

sopra i mari maggiori,
sopra il mare dagli orizzonti incerti,
vieni e passa la mano sul suo dorso ferino,
e calmalo misteriosamente,
o domatrice ipnotica delle cose brulicanti!

Vieni, premurosa,
vieni, materna,
in punta di piedi, infermiera antichissima che ti sedesti
al capezzale degli dei delle fedi ormai perdute,
e che vedesti nascere Geova e Giove,

e sorridesti perché per te tutto è falso, salvo la tenebra e il silenzio,
e il grande Spazio Misterioso al di la di essi.. Vieni, Notte silenziosa ed estatica,
avvolgi nel tuo mantello leggero
il mio cuore... Serenamente, come una brezza nella sera lenta,
tranquillamente, come un gesto materno che rassicura,

con le stelle che brillano (o Travestita dell'Oltre!),
polvere di oro sui tuoi capelli neri,
e la luna calante, maschera misteriosa sul tuo volto.
Tutti i suoni suonano in un altro modo quando tu giungi
Quando tu entri ogni voce si abbassa

Nessuno ti vede entrare
Nessuno si accorge di quando sei entrata,
se non all'improvviso, nel vedere che tutto si raccoglie,
che tutto perde i contorni e i colori,
e che nel cielo alto, ancora chiaramente azzurro e bianco all'orizzonte,

già falce nitida, o circolo giallastro, o mero diffuso biancore, la luna comincia il suo giorno
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GOCCE

Ci sono gocce di dolore
che possono inondare
interminabili deserti di
solitudine,
gocce capaci di strabordare
da profondissimi Abissi
di indifferenza,
pazienti nella loro estenuante
attesa che un piccola falla
le lasci penetrare
sciogliendo Silenzi
altrimenti imperscrutabili.
Di fronte a queste Gocce
perfino il Mare rispettosamente
tace.
bloodriplight

Solo.....

Solo musica
è rimasta
a riempire gli oceani
dove abbiamo nuotato

Suoni bagnati
di corpi uniti

Spasimi incontrollati
di desideri
alla ricerca di carne nascosta

Vortici di pensieri
si scontrano in
mani che si stringono
sempre più forte

Caldo è il silenzio
che ci accompagna alla fine
di tutto

Il tuo respiro sul mio corpo
è musica che accompagna
il mio destino.
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L'unica via

Si chiudono i miei occhi
sul morbido cuscino dell'odio.
Cammino lungo l'unica mia via,
l'ombra nera della leggerezza mi perseguita.
Cammino senza voltarmi; dall'orrore
per l'oscura figura che mi insegue
sono afflitto, schiacciato, annientato...
Cammino e non mi fermo,
più cammino più mi ferisco,
più mi consumo, più scompaio.
E una fiamma nera mi brucia dentro,
il caldo confortante odio,
in esso mi consacro.
un giorno sparirò,
e allora non vi sarà più un corpo, un anima, nemmeno la mia cenere,
ma solo la Via.
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Non temo la morte..

Non temo la morte.
Non l'ho mai temuta.
E non la temo certo adesso.
Temo lo stridere delle gomme sull'asfalto
ed il tonfo metallico che ancora mi riecheggiano nelle
orecchie.
Temo l'urlo, impresso come un marchio nel mio
cervello, di colei che di più ho amo, mentre viene
strappata dal mio fianco da una forza invisibile, di
cui nn ricordo e non m'importa il nome.
Temo il ricordo delle lamiere che si accartocciano
sulla mia carne e mi attanagliano la spina,
spezzandola, come si spezza il ramo di un albero,
secco e morente.
Temo il gelo dei vetri nei miei occhi, ed il
soffocante buio che mi avvolge.
Ed ancora
temo i mastini della stupidità che mi divorano le
gambe, impedendomi di camminare.
Temo le corde dell'idiozia che mi legano le braccia,
precludendomi la libertà dell'autosufficienza.
Temo il tubo di lattice che mi fuoriesce dalle viscere
e che ormai è diventato parte del mio corpo.
Temo il fatto di sapere i miei scarti esposti in bella
mostra, in un sacchetto accanto al mio giaciglio
Temo il fatto di provare così tanto nel mio io, perché
al di fuori di esso nn provo più nulla.
Temo tutto questo
e soprattutto
temo che non finisca mai.
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August 01

Metafore

La vita di un uomo
È un cane serrato
Da un laccio di cuoio
Esso latra e sanguina.
E la morsa lo stringe
Inesorabile,
Si dimena si torce
Ma il suo mondo
È lì, prigioniero.
O una nera stanza
Chiusa a chiave
Nella quale il Male
Vive e banchetta
Con ossa e carni putride
E nel sangue di bimbi
Inermi sguazza e ride
E nelle fosse dove i morti
Dimorano trova casa
Ed eterno nella perfidia
Gioisce di sorrisi spezzati
E di pianti e d'agonia.
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La pelle del mondo

Siamo la pelle del mondo,

come un rettile, la cambia
continuamente,

ma lui è rotondo,

non gli interessa niente,

quando meno te l'aspetti,

la sua pelle cade.

Lui continua la sua strada infinita,

nulla, niente e nessuno s'accorgerà
mai della pelle caduta,

ce n'è un altra nuova, più resistente,

a nessuno, più, di te frega niente!

Ci sono cose molto più importanti
di noi,

molto più durature, molto più solide,

cose che lasciano un segno!

A noi non resta che fare in modo
che la pelle duri il più possibile,

consco di essere una delle infinite
che il mondo cambierà!
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Ilusioni

Voglio stare in un angolo oscuro
in modo che solo le stelle
siano testimoni
del mio amaro pianto.
Lacrime versate
per una causa giusta
e per un sogno sbagliato.
Un'illusione
che uccide
la speranza di una vita
vissuta con qualche scopo,
non solo per me,ma anche per gli altri.
Tutto mi è stato tolto,
anche la libertà di credere
in ciò che voglio,
lasciatemi almeno
il mio angolo di cielo.
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July 31

Universo di Luce

L'indifferenza dell'uomo pubblico
è qualcosa che riflette un'entità inesistente,
il vuoto non ha ombra
e l'ombra non è mai vuota,
non è mai grigia come nei quadri di De Chirico,
è colorata
incredibilmente sfumata
come la vita
che è grigia soltanto quando socchiudiamo gli occhi
e ci poniamo nel volgare atteggiamento dei gruppi di manichini
che è uno stato di limbo
a metà tra la veglia distratta e il sogno,
è il sole circadiano
con il suo fulgore e i suoi raggi eterni
che a volte rende ciechi,
solo però se quando alziamo lo sguardo
e guardiamo la forma delle nuvole
siamo talmente crudeli
da fissare la sfera infuocata
dritta nel suo nucleo,

Il cuore dell'uomo non conosce l'indifferenza,
è sempre trasportato da qualcosa
che il più delle volte ignora,
l'anima non ci guarda dritto negli occhi
ma lei non può che essere luce
perchè essere vivi
significa bruciare dentro,

Lo sciamano prende il fuoco con le mani,
non si brucia,ma può bruciare,
il suo potere e la sua spietatezza
sono la conseguenza
della sua conoscenza di sè stesso,
qualche volta si brucia
ma le sue ferite non sono mai visibili
fanno più male,ma lui non soffre
perchè la morte è la sua vera moglie,
e l'indifferenza che ha intorno,
che è il respiro delle masse,
è un favore e un tributo alla sua rabbia
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Diversità

Essere solo
in mezzo a una moltitudine
Stare seduto in un'assemblea di mentalità affini
eppure percepire la sovrapposizione delle voci
solo come rumore
Guardarsi intorno
e percepire soltanto volti senza pensieri
Nuotare nel proprio solipsismo
e accorgersi che qualcuno ci sta chiamando
e ci sta tendendo una mano
ma non sentirlo e non vederlo
Riconoscere in qualcuno che passa
con la sua corrente d'aria
una traccia della nostra stessa emozione
ma non alzare lo sguardo
e continuare a fissare una riga che si riempie d'inchiostro
Ricordare il blu di due occhi
e quello che possono aver provato
quando si sono posati su un'anima
che ignoravano li amasse dal primo incontro
Alzarsi senza scomodare il proprio corpo seduto
per raggiungere una ingenua
e accarezzarla sulla fronte
Godere del calore di una stanza familiare
dimenticandosi del fuoco acceso nella propria anima
Tutto questo rappresenta la soggettiva di un'esperienza
che può essere rotta in qualunque momento
da un gesto semplice come
il sorriso di una bella ragazza
o il saluto dolce della manina di un bimbo.
screaming
 

Metafisica di vita

Vibrante energia
percorre il mio corpo magro
in ogni infinitesimo frangente temporale
violando continuamente il secondo principio della termodinamica
E' l'eros,la libido,l'impulso vitale
che lotta per uscire dalla sua carnalità
soggiogato quasi deterministicamente alla volontà ingenua
schiava delle millenarie stratificazioni dei condizionamenti umani
vittima della realtà grottesca e incestuosa dei sensi di colpa

Vorrei strappare la mia pesante zavorra fatta di atomi
e lasciare evaporare il mio midollo spirituale impalpabile come la libertà
per poter gridare il mio nome talmente forte da non essere sentito
per poter spezzare le interazioni forti dei nuclei degli atomi e rompere ogni cosa senza colpirla
per poter vedere le radiazioni e i colori cavalcando i fotoni e gli elettroni

Sarebbe la morte più viva in assoluto questa
ma sono ancora un uomo nel pieno della sua ontogenesi
Quello che faccio é sognare
di rivoltarmi talmente a fondo
da scambiare l'anima e il corpo di posizione.
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Istanti d'ira

Tanta rabbia
risiede nel mio cuore
che,singhiozzando
piange e si dispera.
Infiniti sospiri
infrangono queste
solitarie giornate,
un fuoco
si scatena dentro me;
impossibile trovare pace.
Amarezza e rancore
bruciano nei miei occhi,tristi,
bagnati da lucide lacrime.
Una leggera follia
rapisce la mia anima:
un senso di morte
avvolge i miei pensieri ma,
una quiete momentanea
inasprisce
questi duri istanti.
Una vita fatta
di gioia e di disperazioni,
di fortune e di disgrazie.
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Cercare la luce

Cercare la luce
Nella profondità del Buio,
costante paradosso della
mia Vita,
metafora imprescindibile,
eterno dilemma,
di questa mia crescita
esistenziale
nutritasi di O/Errori,
di Dolore
e soprattutto estrema
spaventosa Malafede,
che pur con tutte le sue
profonde motivazioni,
legate ad un’infanzia
apparentemente felice
ma di fatto violata,
ha fatto si, che con cinica
e risoluta determinazione,
abbia, dapprima ingannato
e poi massacrato,
con lapidi di disperazione,
il mio Dio, l’unico vero
Onnipotente che un uomo comprende
Su questa terra, il proprio Papà.
Eppure, nonostante tutto,
oggi, alla luce di quello
che sono, ma soprattutto
di fronte alle Sensazioni
che quotidianamente respiro,
non potrei non ripercorrere
lo stesso infernale sentiero,
almeno fino a quando
la Vita non mi toglierà
la quasi certezza
che l’onestà, la coerenza,
le tante belle parole
che a fiumi escono da certe bocche,
altro non sono che un lucente velo,
attraverso il quale si cela
e si nega a sé stessi
quella mostruosa parte di noi,
che altrimenti canalizzata
fa girare l’Universo
Digital_frost
July 29

Sull'Amore e il suo mistero

 Mi chiedi chi ama davvero? Chi è in preda alle pene.
E quale organo scherza quando il cuore è ansioso?

La medicina che cura l'amore non si trova dall'erborista:
resta un mistero divino al pari dell'astrolabio.

Correte pure, insensati, rincorrendo passioni effimere,
ma guai a voi se l'Amore regale d'improvviso vi ghermisce.

Ma come pretendete che quell'Amore sia descrivibile,
se spesso ci fa vergognare delle nostre stesse parole?
Pensate che le parole ve lo rendano più presente,
mentre quell'Amore è bello come Mistero inesplicabile?

Certo, corre la penna mentre vergo queste sue lodi,
ma se scrivo di quell'Amore la sua punta si spezza.
Ecco, guai a scrivere sull'amore sublime!
S'infrange la penna, e la pergamena si lacera.

L'intelletto s'affanna, eppur non lo comprende:
sì, solo l'Amore spiega quel suo mistero agli amanti.

Potrebbe forse il Sole splendere senza Luce?
O mia Lampada, se lo scorgi non distogliere lo sguardo.
La sua traccia è resa manifesta dalle ombre,
ma solo il suo splendore ha alito di vita.

L'ombra induce al riposo, come le confidenze serali,
ma quando il Sole sorge all'alba la Luna viene spaccata.
Nulla al mondo ferisce più nel profondo,
ma il Sole dell'Anima mia non tramonta e non ha passato.

Il cielo di questo mondo ci mostra un unico sole,
ma un cielo dai soli molteplici chi ci vieta d'immaginarlo?

Eppure il Sole dell'Amata non s'interseca col firmamento:
nessuno l'ha mai visto, né in astratto, né in concreto.
E' Amore d'Unione, essenza inconcepibile;
non lo comprende l'intelletto, né lo coglie lo sguardo.
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July 28

Quando Le Tigri Si Liberarono

 Era appena prima dell’alba
un giorno disgraziato nel nero 1944
quando il comandante di linea
fu invitato a sedersi saldamente
quando chiese che i suoi uomini fossero ritirati.
E il generale lo ringraziò
per come i battaglioni avessero sostenuto
i carri armati nemici per del tempo.
E la testa di ponte di Anzio*
era stato mantenuta a prezzo
di poche centinaia di vite comuni.

E gentile il vecchio re Giorgio
mandò una lettera alla mamma
appena saputo che papà era morto.
Era, per quel che ricordo,
una pergamena
con una pagina d’oro.
E l’ho trovata un giorno
in un cassetto di vecchie fotografie, nascosto lontano.
E i miei occhi ancora lacrimano nel ricordare che
Sua Maestà firmò
con il proprio timbro di gomma.

Era nero tutto intorno,
ghiacciato il terreno
quando le tigri** si liberarono.
E nessuno sopravvisse
della Compagnia C dei Fucilieri Reali
Tutti loro vennero abbandonati,
la maggior parte morti,
i restanti moribondi.
Questo è come l’Alto Commando
portò via papà da me.
54001821
 
 It was just before dawn
One miserable morning in black 'forty four.
When the forward commander
Was told to sit tight
When he asked that his men be withdrawn.
And the Generals gave thanks
As the other ranks held back
The enemy tanks for a while.
And the Anzio bridgehead
Was held for the price
Of a few hundred ordinary lives.

And kind old King George
Sent Mother a note
When he heard that father was gone.
It was, as I recall,
In a form of a scroll,
With gold leaf and all.
And I found it one day
In a drawer of old photographs, hidden away.
And my eyes still grow damp to remember
His Majesty signed
With his own rubber stamp.

It was dark all around.
There was frost in the ground
When the tigers broke free.
And no one survived
From the Royal Fusiliers Company C.
They were all left behind,
Most of them dead,
The rest of them dying.
And that's how the High Command
Took my daddy from me.
54001853
 

Respira

 Respira, respira all’aria aperta
e non aver paura di desiderare*
parti, ma non lasciarmi
guardati intorno, scegli il tuo pezzo di terra.

Per quanto a lungo tu possa vivere e volare in alto
ed i sorrisi concessi e le lacrime versate
e le cose toccate e quelle viste,
questo è tutto ciò che la tua vita sarà.

Corri coniglio, corri
scava quella buca, dimentica il sole
e quando infine il lavoro è terminato
non fermarti, è il momento di scavarne un’altra.

Per quanto a lungo tu possa vivere e volare in alto,
solo se cavalcassi la marea
ed restassi in equilibrio sull'onda più grande
correresti verso una morte prematura
giger18

la passione del reale”

 Passione dell’azione,
del presente assoluto,
della coincidenza tra verità e realtà.
Accelerare l’avvento di una nuova umanità
questo il progetto del secolo
che, a poco a poco, si trasforma in
automatismo economico, in cieca capacità tecnica.
Cambiare l’uomo in ciò che ha di più profondo è stato un progetto rivoluzionario, indubbiamente sbagliato,
ma un progetto politico grandioso, epico, violento,
che via via si è mutato in problema scientifico
o forse soltanto tecnico, la cui soluzione
oggi, lo sappiamo tutti, sarà dettata solo dal profitto.

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