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urlo del slenzio |
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August 06 Cacofonie filosofiche di anime in penaOdori di epidermidi
che sanno di cultura e paura voci che si perdono nel brusio dell'aula simulacro nel giorno del giudizio sguardi piegati come pagine di un libro consumato sottolineato nei punti sbagliati occhi che chiedono l'aiuto di un amico che é rimasto a casa a dormire parole vuote che riempiono i crepacci di certezze fatte di ipocrita lava solidificata il pensatore ispirato dalla lettura di se stesso declamazione di etichette di carta promettenti futuri potenziali ci sono tutti ma non battono un colpo ruggine di nomi pronunciati troppe volte attaccati a una faccia che ci sorriderà ancora per molto tempo vuoto riempito di luce solare divino concime di buoi su due gambe che non fanno muu il rutto e il colpo di tosse in questa parentesi di tempo congelato sono le risposte più intelligenti ai koan del maestro di vita uscito di casa in pantofole e senza pantaloni Belle parole,sì ma da dove escono se io là sotto non vedo coglioni? L'incertezza é stata rotta dal precipitato, dall'esplicitazione di una chiaroveggenza, la voce dell'amore cosa dice in fondo? Che la mescolanza é una sottrazione? Forse,ma i minuti che passano mi avvicinano alla logica formale, e il mio sedere ormai ha dato il suo ultimo bacio alla terra. SoloSolo, in mezzo a decine,
centinaia di volti sbiaditi, occhi spenti, stanchi, vuoti. Sono solo questo, una sagoma deforme dai contorni imprecisi, un fantasma che si riflette in uno specchio e non riesce a scorgere nulla se non la propria infinita tristezza. Costrettio a vestire di un variopinto costume per recitare una meschina parte davanti ad un pubblico disattento. August 04 UN PIKKOLO AMORE
Quanto piccolo può sentirsi un Amore?
Quanto breve crede sia il suo cammino?
Quanto ripida può esser la salita per raggiungere la sua vetta?
Un Sentimento con un nome cosi Imponente..
come fà a sentirsi fragile ed insicuro nei confronti della Vita?
Ha sguardi solitari dalla cima
Aderisce al Cielo per amalgamarsi al suo infinito
Trema con le speranze per esser cullato dalle nuvole..
..e con loro Sogna il Viaggio !
Eppure..
nella sua immensiatà si sente sepolto sotto questo Cielo
..e le nuvole diventano macigni di dubbi
..e l'immenso è come una rete
Ora trema
..per la coscienza di scoprirsi -Solo AMORE & DOLORERestituisci ai miei occhi l'orizzonte
Impuro Desiderio squarciato dalla speranza Tenebre illuminano i dolori che si schiantano sul mio corpo ormai affranto dal tuo non ritorno Povera Donna , offerta alla menzogna Senile il Respiro Sotterro ogni brivido fra lacrime e lenzuola ma si scava la dimora e torna a me ancor più inquietante Dimmi Tu ...Informe tentatore Come ti strappo dal ventre ancora in vita? Come ti sfascio dall'incertezza soffocata? Quanto delta sanguinante le mie carni dovranno piangere ancora prima di riaverti? Braccia ...arrendetevi all'abbandono al supplizio dei pensieri e cosctringetemi alla fuga da queste mura annegate nella pietra Malsanamente ti adagi a scavar rifugio Dubbia resistenza nei miei occhi senza luce prende forma ...e allora mi chiedo... "Coscienza o Dolore"? Scarno Pudore Lotti contro te stessa ormai quel profumo t'ha invaso la Vita di memoria rabbrivida ora l'esistenza del peccato Signore Ignoto e Povera Musa mi strapperei i lembi di pelle per affogare nel silenzio e non ascoltare Amore e Dolore in Unisono Coro August 03 ...
La vita è...Che cosa è la vita?
La vita non è che una di queste giornate di pioggia, dove io, come voi, non rappresento che una di queste tante gocce che attraversano il cielo. Ebbene si, ognuno di noi è una goccia. La goccia nasce, vive, attraversa il cielo, senza sapere che prima o poi anche lei, come tutte le altre, dovrà toccare la terra e svanire nel nulla. Nessuna goccia dura in eterno; ognuna di esse, prima o poi svanirà. Una di esse verrà fermata da una foglia, un'altra dal volo di un gabbiano, un'altra ancora da qualche altro ostacolo. Così però come tutte le gocce muoiono, tutte tornano a vivere, non qui però, in un altro mondo, in un altro cielo, dove nessun gabbiano le possa fermare, nessuna foglia ostacolare. E' li che la goccia rinasce e diventa figlia di un'acqua pura, un'acqua limpida, un'acqua cristallina, un'acqua eterna. Poche volte ti rendi conto del vero dolorePoche volte ti rendi conto del vero dolore,
di quella sofferenza che ti logora e ti deprime, di quella ridondante ossessione che non ti lascia un attimo, poche volte capisci e riesci ad apprezzare l'intensità di semplici emozioni, ti rendi conto della loro importanza, poche volte comprendi quale sia la vera felicità e ne fai tesoro, la tieni stretta, timoroso di perderla nuovamente, è in questi momenti che ti accorgi di essere finalmente un uomo, frutto di un'intera vita, è in questo momento che ti accorgi di assomigliare vagamente alla persona che volevi, ma è in questi momenti che ti accorgi di essere vicino alla morte... la nostra è una vita vuota, scontata, hai già esaurito quell'istinto vitale che ti fa andare avanti, ti basta un attimo e capisci che ormai hai succhiato tutto il possibile, non c'è nient'altro accanto a te, la libertà ti ha reso schiavo, schiavo di un'esistenza vuota, la consapevolezza di aver ormai provato tutto ti distugge e ti deprime, sai che ormai sei rimasto solo nella tristezza e nell'ipocrisia di chi ti sta accanto, stanco anch'esso delle tue lagne, di sentire la tua voce, di percepire la tua presenza, di averti li con te... la tua vita è già segnata, non esiste una svolta, non esiste qualcosa che la possa sconvolgere, perché sai già cosa sei cosa sei stato e cosa sarai, NIENTE. Non credere di poter cambiare tutto ciò, non credere di poterti sentire realizzato nelle semplici cose, sarai sempre + solo e avvilito, senza meta e senza rifugio, non cercare di scappare, non c'è possibilità... la tua gabbia è ormai sbarrata, non c'è modo di uscirci, sei uniformato a un mondo troppo stretto e irreale per poter essere definito tale, ...non si può aver paura della morte quando ormai siamo morti da anni, non si può soffrire per qualcosa che non si ha, tanto il nostro destino è scontato ce l'abbiamo davanti agli occhi, ce l'abbiamo nella nostra mente, ma mai purtroppo lo avremo nel nostro cuore... non ti resta che riempire i polmoni e lasciarli sgonfiare nuovamente e chiudendo gli occhi pensare per l'ennesima volta a quel mondo che avidamente porti nei tuoi sogni, quei sogni irrealizzabili che sono la tua strana felicità... non ti resta che addormentarti sperando di dimenticare tutto il tuo passato, tutte le sensazioni forti che hai provato, per poterle rivivere e così riaccarezzare la tua felicità.. spero di abbandonare tutto quello che fa parte di me, di lasciar fuggire il dolore e la morte, le donne, gli amori, la notte e il giorno per svegliarmi di nuovo e rivivere tutto ciò come fosse la prima volta. CybersentimentiStoria di un sentimento antropomorfo,
prototipo in via di sperimentazione sulla via della completa mimesi umana. Il leggero brusio della gente disperde le mie cellule staminali. Vado tristemente regredendo e scemando, laddove i vostri occhi non sono in grado di cogliere deformità. Condivido quotidianamente i vostri spazi, sembro essere integrato, al di fuori del manto epidermico, ultima innovazione biotecnologica dei laboratori nei quali fui procreato. Il substrato biascica a stento menzogne, dovrei far revisionare i microchip emozionali tumefatti, putridi, ingialliti, raggrinziti, incartapecoriti, marci, inservibili. La mia ombra claudicante arranca a conformarsi alla maschera delle convenzioni che ogni giorno adotto, irridendomi di negligenza. Proprio mi sfugge quale maledetta avaria permette ad un esemplare della vostra etnia d'intuire la mia ambiguità di diverso, infiltrato. In quegli occhi fulgidi traspare la segretezza del mio celato contrastante dualismo. In quegli occhi protendo mani scialbe avide di caritatevole umanità. La nostra civiltà non discerne ancora quale moto d'animo celestiale sopperisca a questa preghiera moribonda. Fin quando non verrò destituito dalla missione per decorso naturale (sono biodegradabile alle incompatibilità interne) vivrò nell'ossigeno di quegli occhi e nel loro sortilegio... Battezzami col fuoco o Resetta il sistema operativo. August 02 ODE ALLA NOTTEVieni, Notte antichissima e identica, Notte Regina nata detronizzata, Notte internamente uguale al silenzio, Notte con le stelle, lustrini rapidi sul tuo vestito frangiato di Infinito. Vieni vagamente, vieni lievemente, vieni sola, solenne, con le mani cadute lungo i fianchi, vieni e porta i lontani monti a ridosso degli alberi vicini, fondi in un campo tuo tutti i campi che vedo, fai della montagna un solo blocco del tuo corpo, cancella in essa tutte le differenze che vedo da lontano di giorno, tutte le strade che la salgono, tutti i vari alberi che la fanno verde scuro in lontananza, tutte le case bianche che fumano fra gli alberi e lascia solo una luce, un'altra luce e un'altra ancora, nella distanza imprecisa e vagamente perturbatrice, nella distanza subitamente impossibile da percorrere. Nostra Signora delle cose impossibili che cerchiamo invano, dei sogni che ci visitano al crepuscolo, alla finestra, dei propositi che ci accarezzano sulle ampie terrazze degli alberghi cosmopoliti sul mare, al suono europeo delle musiche e delle voci lontane e vicine, e che ci dolgono perché sappiamo che mai li realizzeremo. Vieni e cullaci, vieni e consolaci, baciaci silenziosamente sulla fronte, cosi lievemente sulla fronte che non ci accorgiamo d'essere baciati se non per una differenza nell'anima e un vago singulto che parte misericordiosamente dall'antichissimo di noi laddove hanno radici quegli alberi di meraviglia i cui frutti sono i sogni che culliamo e amiamo, perché li sappiamo senza relazione con ciò che ci può essere nella vita. Vieni solennissima, solennissima e colma di una nascosta voglia di singhiozzare, forse perché grande è l'anima e piccola è la vita, e non tutti i gesti possono uscire dal nostro corpo, e arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio e vediamo solo fin dove vede il nostro sguardo. Vieni, dolorosa, Mater Dolorosa delle Angosce dei Timidi, Turris Eburnea delle Tristezze dei Disprezzati, fresca mano sulla fronte-febbricitante degli Umili, sapore d'acqua di fonte sulle labbra riarse degli Stanchi. Vieni, dal fondo dell'orizzonte livido, vieni e strappami dal suolo dell'angustia in cui io vegeto, dal suolo di inquietudine e vita-di-troppo e false sensazioni dal quale naturalmente sono spuntato. Coglimi dal mio suolo, margherita trascurata, e fra erbe alte margherita ombreggiata, petalo per petalo leggi in me non so quale destino e sfogliami per il tuo piacere, per il tuo piacere silenzioso e fresco. Un petalo di me lancialo verso il Nord, dove sorgono le città di 0ggi il cui rumore ho amato come un corpo. Un altro petalo di me lancialo verso il Sud dove sono i mari e le avventure che si sognano. Un altro petalo verso Occidente, dove brucia incandescente tutto ciò che forse è il futuro, e ci sono rumori di grandi macchine e grandi deserti rocciosi dove le anime inselvatichiscono e la morale non arriva. E l'altro, gli altri, tutti gli altri petali - oh occulto rintocco di campane a martello nella mia anima! - affidali all'Oriente, l'Oriente da cui viene tutto, il giorno e la fede, l'Oriente pomposo e fanatico e caldo, l'Oriente eccessivo che io non vedrò mai, l'Oriente buddhista, bramanico, scintoista, l'Oriente che è tutto quanto noi non abbiamo, tutto quanto noi non siamo, l'Oriente dove - chissà - forse ancor oggi vive Cristo, dove forse Dio esiste corporalmente imperando su tutto.. Vieni sopra i mari, sopra i mari maggiori, sopra il mare dagli orizzonti incerti, vieni e passa la mano sul suo dorso ferino, e calmalo misteriosamente, o domatrice ipnotica delle cose brulicanti! Vieni, premurosa, vieni, materna, in punta di piedi, infermiera antichissima che ti sedesti al capezzale degli dei delle fedi ormai perdute, e che vedesti nascere Geova e Giove, e sorridesti perché per te tutto è falso, salvo la tenebra e il silenzio, e il grande Spazio Misterioso al di la di essi.. Vieni, Notte silenziosa ed estatica, avvolgi nel tuo mantello leggero il mio cuore... Serenamente, come una brezza nella sera lenta, tranquillamente, come un gesto materno che rassicura, con le stelle che brillano (o Travestita dell'Oltre!), polvere di oro sui tuoi capelli neri, e la luna calante, maschera misteriosa sul tuo volto. Tutti i suoni suonano in un altro modo quando tu giungi Quando tu entri ogni voce si abbassa Nessuno ti vede entrare Nessuno si accorge di quando sei entrata, se non all'improvviso, nel vedere che tutto si raccoglie, che tutto perde i contorni e i colori, e che nel cielo alto, ancora chiaramente azzurro e bianco all'orizzonte, già falce nitida, o circolo giallastro, o mero diffuso biancore, la luna comincia il suo giorno GOCCECi sono gocce di dolore
che possono inondare interminabili deserti di solitudine, gocce capaci di strabordare da profondissimi Abissi di indifferenza, pazienti nella loro estenuante attesa che un piccola falla le lasci penetrare sciogliendo Silenzi altrimenti imperscrutabili. Di fronte a queste Gocce perfino il Mare rispettosamente tace. Solo.....Solo musica
è rimasta a riempire gli oceani dove abbiamo nuotato Suoni bagnati di corpi uniti Spasimi incontrollati di desideri alla ricerca di carne nascosta Vortici di pensieri si scontrano in mani che si stringono sempre più forte Caldo è il silenzio che ci accompagna alla fine di tutto Il tuo respiro sul mio corpo è musica che accompagna il mio destino. L'unica viaSi chiudono i miei occhi
sul morbido cuscino dell'odio. Cammino lungo l'unica mia via, l'ombra nera della leggerezza mi perseguita. Cammino senza voltarmi; dall'orrore per l'oscura figura che mi insegue sono afflitto, schiacciato, annientato... Cammino e non mi fermo, più cammino più mi ferisco, più mi consumo, più scompaio. E una fiamma nera mi brucia dentro, il caldo confortante odio, in esso mi consacro. un giorno sparirò, e allora non vi sarà più un corpo, un anima, nemmeno la mia cenere, ma solo la Via. Non temo la morte..Non temo la morte.
Non l'ho mai temuta. E non la temo certo adesso. Temo lo stridere delle gomme sull'asfalto ed il tonfo metallico che ancora mi riecheggiano nelle orecchie. Temo l'urlo, impresso come un marchio nel mio cervello, di colei che di più ho amo, mentre viene strappata dal mio fianco da una forza invisibile, di cui nn ricordo e non m'importa il nome. Temo il ricordo delle lamiere che si accartocciano sulla mia carne e mi attanagliano la spina, spezzandola, come si spezza il ramo di un albero, secco e morente. Temo il gelo dei vetri nei miei occhi, ed il soffocante buio che mi avvolge. Ed ancora temo i mastini della stupidità che mi divorano le gambe, impedendomi di camminare. Temo le corde dell'idiozia che mi legano le braccia, precludendomi la libertà dell'autosufficienza. Temo il tubo di lattice che mi fuoriesce dalle viscere e che ormai è diventato parte del mio corpo. Temo il fatto di sapere i miei scarti esposti in bella mostra, in un sacchetto accanto al mio giaciglio Temo il fatto di provare così tanto nel mio io, perché al di fuori di esso nn provo più nulla. Temo tutto questo e soprattutto temo che non finisca mai. August 01 MetaforeLa vita di un uomo
È un cane serrato Da un laccio di cuoio Esso latra e sanguina. E la morsa lo stringe Inesorabile, Si dimena si torce Ma il suo mondo È lì, prigioniero. O una nera stanza Chiusa a chiave Nella quale il Male Vive e banchetta Con ossa e carni putride E nel sangue di bimbi Inermi sguazza e ride E nelle fosse dove i morti Dimorano trova casa Ed eterno nella perfidia Gioisce di sorrisi spezzati E di pianti e d'agonia. La pelle del mondoSiamo la pelle del mondo,
come un rettile, la cambia continuamente, ma lui è rotondo, non gli interessa niente, quando meno te l'aspetti, la sua pelle cade. Lui continua la sua strada infinita, nulla, niente e nessuno s'accorgerà mai della pelle caduta, ce n'è un altra nuova, più resistente, a nessuno, più, di te frega niente! Ci sono cose molto più importanti di noi, molto più durature, molto più solide, cose che lasciano un segno! A noi non resta che fare in modo che la pelle duri il più possibile, consco di essere una delle infinite che il mondo cambierà! IlusioniVoglio stare in un angolo oscuro
in modo che solo le stelle siano testimoni del mio amaro pianto. Lacrime versate per una causa giusta e per un sogno sbagliato. Un'illusione che uccide la speranza di una vita vissuta con qualche scopo, non solo per me,ma anche per gli altri. Tutto mi è stato tolto, anche la libertà di credere in ciò che voglio, lasciatemi almeno il mio angolo di cielo. July 31 Universo di LuceL'indifferenza dell'uomo pubblico
è qualcosa che riflette un'entità inesistente, il vuoto non ha ombra e l'ombra non è mai vuota, non è mai grigia come nei quadri di De Chirico, è colorata incredibilmente sfumata come la vita che è grigia soltanto quando socchiudiamo gli occhi e ci poniamo nel volgare atteggiamento dei gruppi di manichini che è uno stato di limbo a metà tra la veglia distratta e il sogno, è il sole circadiano con il suo fulgore e i suoi raggi eterni che a volte rende ciechi, solo però se quando alziamo lo sguardo e guardiamo la forma delle nuvole siamo talmente crudeli da fissare la sfera infuocata dritta nel suo nucleo, Il cuore dell'uomo non conosce l'indifferenza, è sempre trasportato da qualcosa che il più delle volte ignora, l'anima non ci guarda dritto negli occhi ma lei non può che essere luce perchè essere vivi significa bruciare dentro, Lo sciamano prende il fuoco con le mani, non si brucia,ma può bruciare, il suo potere e la sua spietatezza sono la conseguenza della sua conoscenza di sè stesso, qualche volta si brucia ma le sue ferite non sono mai visibili fanno più male,ma lui non soffre perchè la morte è la sua vera moglie, e l'indifferenza che ha intorno, che è il respiro delle masse, è un favore e un tributo alla sua rabbia DiversitàEssere solo
in mezzo a una moltitudine Stare seduto in un'assemblea di mentalità affini eppure percepire la sovrapposizione delle voci solo come rumore Guardarsi intorno e percepire soltanto volti senza pensieri Nuotare nel proprio solipsismo e accorgersi che qualcuno ci sta chiamando e ci sta tendendo una mano ma non sentirlo e non vederlo Riconoscere in qualcuno che passa con la sua corrente d'aria una traccia della nostra stessa emozione ma non alzare lo sguardo e continuare a fissare una riga che si riempie d'inchiostro Ricordare il blu di due occhi e quello che possono aver provato quando si sono posati su un'anima che ignoravano li amasse dal primo incontro Alzarsi senza scomodare il proprio corpo seduto per raggiungere una ingenua e accarezzarla sulla fronte Godere del calore di una stanza familiare dimenticandosi del fuoco acceso nella propria anima Tutto questo rappresenta la soggettiva di un'esperienza che può essere rotta in qualunque momento da un gesto semplice come il sorriso di una bella ragazza o il saluto dolce della manina di un bimbo. Metafisica di vitaVibrante energia
percorre il mio corpo magro in ogni infinitesimo frangente temporale violando continuamente il secondo principio della termodinamica E' l'eros,la libido,l'impulso vitale che lotta per uscire dalla sua carnalità soggiogato quasi deterministicamente alla volontà ingenua schiava delle millenarie stratificazioni dei condizionamenti umani vittima della realtà grottesca e incestuosa dei sensi di colpa Vorrei strappare la mia pesante zavorra fatta di atomi e lasciare evaporare il mio midollo spirituale impalpabile come la libertà per poter gridare il mio nome talmente forte da non essere sentito per poter spezzare le interazioni forti dei nuclei degli atomi e rompere ogni cosa senza colpirla per poter vedere le radiazioni e i colori cavalcando i fotoni e gli elettroni Sarebbe la morte più viva in assoluto questa ma sono ancora un uomo nel pieno della sua ontogenesi Quello che faccio é sognare di rivoltarmi talmente a fondo da scambiare l'anima e il corpo di posizione. Istanti d'iraTanta rabbia
risiede nel mio cuore che,singhiozzando piange e si dispera. Infiniti sospiri infrangono queste solitarie giornate, un fuoco si scatena dentro me; impossibile trovare pace. Amarezza e rancore bruciano nei miei occhi,tristi, bagnati da lucide lacrime. Una leggera follia rapisce la mia anima: un senso di morte avvolge i miei pensieri ma, una quiete momentanea inasprisce questi duri istanti. Una vita fatta di gioia e di disperazioni, di fortune e di disgrazie. Cercare la luceCercare la luce
Nella profondità del Buio, costante paradosso della mia Vita, metafora imprescindibile, eterno dilemma, di questa mia crescita esistenziale nutritasi di O/Errori, di Dolore e soprattutto estrema spaventosa Malafede, che pur con tutte le sue profonde motivazioni, legate ad un’infanzia apparentemente felice ma di fatto violata, ha fatto si, che con cinica e risoluta determinazione, abbia, dapprima ingannato e poi massacrato, con lapidi di disperazione, il mio Dio, l’unico vero Onnipotente che un uomo comprende Su questa terra, il proprio Papà. Eppure, nonostante tutto, oggi, alla luce di quello che sono, ma soprattutto di fronte alle Sensazioni che quotidianamente respiro, non potrei non ripercorrere lo stesso infernale sentiero, almeno fino a quando la Vita non mi toglierà la quasi certezza che l’onestà, la coerenza, le tante belle parole che a fiumi escono da certe bocche, altro non sono che un lucente velo, attraverso il quale si cela e si nega a sé stessi quella mostruosa parte di noi, che altrimenti canalizzata fa girare l’Universo July 29 Sull'Amore e il suo mistero Mi chiedi chi ama davvero? Chi è in preda alle pene.
E quale organo scherza quando il cuore è ansioso? La medicina che cura l'amore non si trova dall'erborista: resta un mistero divino al pari dell'astrolabio. Correte pure, insensati, rincorrendo passioni effimere, ma guai a voi se l'Amore regale d'improvviso vi ghermisce. Ma come pretendete che quell'Amore sia descrivibile, se spesso ci fa vergognare delle nostre stesse parole? Pensate che le parole ve lo rendano più presente, mentre quell'Amore è bello come Mistero inesplicabile? Certo, corre la penna mentre vergo queste sue lodi, ma se scrivo di quell'Amore la sua punta si spezza. Ecco, guai a scrivere sull'amore sublime! S'infrange la penna, e la pergamena si lacera. L'intelletto s'affanna, eppur non lo comprende: sì, solo l'Amore spiega quel suo mistero agli amanti. Potrebbe forse il Sole splendere senza Luce? O mia Lampada, se lo scorgi non distogliere lo sguardo. La sua traccia è resa manifesta dalle ombre, ma solo il suo splendore ha alito di vita. L'ombra induce al riposo, come le confidenze serali, ma quando il Sole sorge all'alba la Luna viene spaccata. Nulla al mondo ferisce più nel profondo, ma il Sole dell'Anima mia non tramonta e non ha passato. Il cielo di questo mondo ci mostra un unico sole, ma un cielo dai soli molteplici chi ci vieta d'immaginarlo? Eppure il Sole dell'Amata non s'interseca col firmamento: nessuno l'ha mai visto, né in astratto, né in concreto. E' Amore d'Unione, essenza inconcepibile; non lo comprende l'intelletto, né lo coglie lo sguardo. July 28 Quando Le Tigri Si Liberarono Era appena prima dell’alba
un giorno disgraziato nel nero 1944 quando il comandante di linea fu invitato a sedersi saldamente quando chiese che i suoi uomini fossero ritirati. E il generale lo ringraziò per come i battaglioni avessero sostenuto i carri armati nemici per del tempo. E la testa di ponte di Anzio* era stato mantenuta a prezzo di poche centinaia di vite comuni. E gentile il vecchio re Giorgio mandò una lettera alla mamma appena saputo che papà era morto. Era, per quel che ricordo, una pergamena con una pagina d’oro. E l’ho trovata un giorno in un cassetto di vecchie fotografie, nascosto lontano. E i miei occhi ancora lacrimano nel ricordare che Sua Maestà firmò con il proprio timbro di gomma. Era nero tutto intorno, ghiacciato il terreno quando le tigri** si liberarono. E nessuno sopravvisse della Compagnia C dei Fucilieri Reali Tutti loro vennero abbandonati, la maggior parte morti, i restanti moribondi. Questo è come l’Alto Commando portò via papà da me. It was just before dawn
One miserable morning in black 'forty four. When the forward commander Was told to sit tight When he asked that his men be withdrawn. And the Generals gave thanks As the other ranks held back The enemy tanks for a while. And the Anzio bridgehead Was held for the price Of a few hundred ordinary lives. And kind old King George Sent Mother a note When he heard that father was gone. It was, as I recall, In a form of a scroll, With gold leaf and all. And I found it one day In a drawer of old photographs, hidden away. And my eyes still grow damp to remember His Majesty signed With his own rubber stamp. It was dark all around. There was frost in the ground When the tigers broke free. And no one survived From the Royal Fusiliers Company C. They were all left behind, Most of them dead, The rest of them dying. And that's how the High Command Took my daddy from me. Respira Respira, respira all’aria aperta
e non aver paura di desiderare* parti, ma non lasciarmi guardati intorno, scegli il tuo pezzo di terra. Per quanto a lungo tu possa vivere e volare in alto ed i sorrisi concessi e le lacrime versate e le cose toccate e quelle viste, questo è tutto ciò che la tua vita sarà. Corri coniglio, corri scava quella buca, dimentica il sole e quando infine il lavoro è terminato non fermarti, è il momento di scavarne un’altra. Per quanto a lungo tu possa vivere e volare in alto, solo se cavalcassi la marea ed restassi in equilibrio sull'onda più grande correresti verso una morte prematura la passione del reale” Passione dell’azione,
del presente assoluto, della coincidenza tra verità e realtà. Accelerare l’avvento di una nuova umanità questo il progetto del secolo che, a poco a poco, si trasforma in automatismo economico, in cieca capacità tecnica. Cambiare l’uomo in ciò che ha di più profondo è stato un progetto rivoluzionario, indubbiamente sbagliato, ma un progetto politico grandioso, epico, violento, che via via si è mutato in problema scientifico o forse soltanto tecnico, la cui soluzione oggi, lo sappiamo tutti, sarà dettata solo dal profitto.
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