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urlo del slenzio |
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July 23 A teA te si arriva solo
attraverso te. Ti aspetto. Io sì che so dove mi trovo, la mia città, la via, il nome con cui tutto mi chiamano. Però non so dove sono stato con te. Là mi hai portato tu. Come avrei imparato la strada se non guardavo nient'altro che te, se la strada era dove tu andavi, e la fine fu quando ti sei fermata? Che altro poteva esserci più di te che ti offrivi, guardandomi? Però adesso che esilio, che mancanza, e lo stare dove si sta. Aspetto, passano i treni, i destini, gli sguardi. Mi porterebbero dove non sono stato mai. Ma io non cerco nuovi cieli. Io voglio stare dove sono stato. Con te, ritornarci. Che intensa novità, ritornare un'altra volta, ripetere mai uguale quello stupore infinito. E fino a quando non verrai tu io resterò sulla sponda dei voli, dei sogni, delle stelle, immobile. Perché so che dove sono stato non portano né ali, né ruote, né vele. Esse vagano smarrite. Perché so che dove sono stato con te si va solo con te, attraverso te. AURORA ... aurora e' gia',
qui, tra noi: male l'accolsi, teso in precario equilibrio su corde d'abisso. Nero ancora il baratro sotto di noi, eppur gia' ne rischiarano i biondi raggi i bordi e i monti d'attorno ed i piu' alti colli. S'arancia il cielo e la terra riscalda, diradando nebbie che, misteriose, ricoprono ancor la valle. Ma tarda il giorno nel fondo della gola dove han rifugio d'animali le nostre antiche pene. Il viaggio Si possono percorrere milioni di
chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi né imparare nulla dalle genti appena sfiorate. Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare. Camminando si apprende la vita camminando si conoscono le cose camminando si sanano le ferite del giorno prima. Cammina guardando una stella ascoltando una voce seguendo le orme di altri passi. Cammina cercando la vita curando le ferite lasciate dai dolori. Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso. July 22 Se per un istante Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di
stoffa e mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico. Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano. Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano, starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!! Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo ma anche la mia anima. Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole. Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e il carnoso bacio dei loro petali. Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo. Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell'amore. Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi. A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza. Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini! Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata. Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre. Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall'alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella valigia, infelicemente starò morendo." ?????????????Quando il fiume del Dolore greve e meditabondo,
in compagnia del dolce mormorio del Vento, s'avvicina lentamente dopo aver attraversato valli fiorite, deserti di sabbia, città rumorose e laghi montani silenti, il tempestoso mare della mia Anima, un'immagine triste e terrificante mi si para davanti allo sguardo: vedo tutto ciò che mi si muove intorno fermarsi, sgretolarsi, dissolversi, è il destino di tutti mi tuona dentro un urlo impietoso, "Tutto quello che vedi" mi grida, " le persone che più ami, tu, stupido illuso, lo scorrere dei fiumi, il calore del Sole, il soffiare di Zefiro, cesseranno e tornerete cenere". Ma proprio nel momento in cui questo urlo Silenzioso si prepara a sferrare il suo ultimo colpo mortale, ecco che con ancora più forza mi appare, come per miracolo, un piccolo bimbo di quattro anni. Mi riconosco, sono io, che con uno sguardo che sconfina nell'Assoluto, immobilizzo il mio persecutore, "l'Uomo mai stato bambino che tentò di coercizzare un bimbo a mai essere Uomo", uno sguardo capace di restare stupefatto ancor oggi di fronte a questa straordinaria Natura in movimento che Mai potrà essere fermata da una qualsivoglia Forza dato che Lei è La Forza in sè stessa. Come potrebbe mai autosconfiggersi? PURA UTOPIAProgresso e' ...
rispettare l'aria che ispiriamo rispettare la terra che ci sostenta perdersi nel silenzio del vento ritovarsi nel profumo d'un fiore godere del volo del bianco airone passeggiare tranquilli per la citta' aprire gli occhi alla diversita' viaggiare per il mondo e sentirsi a casa non diffidare e ricevere un sorriso. Progresso e' ... un futuro pieno d'umanita'. July 21 ECCOLAEcco: la morte ha innalzato a se stessa,
nella strana città che solitaria giace nell' Ovest tenebroso, un trono. Laggiù il buono e il perverso, il male e il bene, si sono arresi a un eterno riposo e gli edifici, i santuari e le torri (torri rose dal tempo, che non crollano!) non somigliano a nulla che sia nostro. Intorno, come ormai dimenticate dalla furia dei venti che le sollevano, rassegnate le acque malinconiche sotto il cielo ristagnano. Nessuna luce discende sulla lunga notte dell'inerte città: soltanto un fioco barlume si solleva silenzioso dal mare fosco e debolmente arriva sulle torri e riluce sui lontani pinnacoli, sui duomi, sulle guglie, sui regali edifici, sui santuari, sulle mura che sembrano una nuova Babilonia, sulle pergole ormai dimenticate, coi fiori di pietra e l'edera scolpita, sugli altari stupendi, innumerevoli, dai fregi intrecciati di viti e di viole. Rassegnate le acque malinconiche sotto il cielo ristagnano. E qui tanto si confondono le ombre con le torri che ogni cosa sembra come sospesa nell'aria. Intanto da una torre immensa la Morte gigantesca guarda in basso. Templi già aperti, tombe spalancate si scorgono al livello luminoso delle acque: ma i tesori che riposano incastrati nell'occhio di diamante degli idoli, i gioielli che ricoprono festosi i morti, non sapranno spingere l'acque fuori dal letto: ahimè, nessuna ruga increspa il deserto di cristallo nessun'onda si leva ad annunciare solo un soffio lontano, lungo un mare più felice, né giunge un solo moto a dirci che una volta ci fu un vento su un mare meno orrendamente calmo. Ma ecco: nell'aria c'è un fremito ! L'onda... C'è un movimento laggiù ! Guarda: diresti che le torri, spingendo verso il fondo, abbiano smosso l'acque intorpidite. Le loro cime è come se lasciassero un vuoto impercettibile nel cielo. Il rosso volto delle acque s'accende, il respiro delle ore si fa debole. Quando questa città, senza un lamento terreno, sarà tutta sprofondata, da mille troni sorgerà l'Inferno per inchinarsi a lei. La Guerra Scritta sui libri di storia,
con ordine, nero su bianco la leggi e rileggi un po' stanco mentre lei distribuisce la gloria. Ad eroi senza vita, solo un nome imparato a memoria per dovere di un voto mascherato da sapere mai più rubato dall'oblio fiume. Ma la guerra sui campi di battaglia si scrive con il sangue della gente che ne sa meno di te, poco di niente, combatte e sogna una promessa medaglia. E l'avrà, brillante, alla fine se la fortuna l'aiuterà a lasciare l'ultimo respiro da respirare su quella terra, lungo il confine. A TEA te si arriva solo
attraverso te. Ti aspetto. Io sì che so dove mi trovo, la mia città, la via, il nome con cui tutto mi chiamano. Però non so dove sono stato con te. Là mi hai portato tu. Come avrei imparato la strada se non guardavo nient'altro che te, se la strada era dove tu andavi, e la fine fu quando ti sei fermata? Che altro poteva esserci più di te che ti offrivi, guardandomi? Però adesso che esilio, che mancanza, e lo stare dove si sta. Aspetto, passano i treni, i destini, gli sguardi. Mi porterebbero dove non sono stato mai. Ma io non cerco nuovi cieli. Io voglio stare dove sono stato. Con te, ritornarci. Che intensa novità, ritornare un'altra volta, ripetere mai uguale quello stupore infinito. E fino a quando non verrai tu io resterò sulla sponda dei voli, dei sogni, delle stelle, immobile. Perché so che dove sono stato non portano né ali, né ruote, né vele. Esse vagano smarrite. Perché so che dove sono stato con te si va solo con te, attraverso te. una dedicaSe cercate parole di gioia
vi avviso subito, non le troverete quì. Se cercate odi all'amore, vi chiedo perdono, oggi non è giornata. E anche alla mia amata Luna non ho nulla da dire in questo momento. Tanto meno ho intenzione di spendere una sola sillaba per invocare quella comprensione che mi permette di trasformare, stupidità, ignoranza, mera e gratuita provocazione in fragilità dell'animo umano. Oggi, niente di tutto questo. Solo rabbia e disprezzo per chi, impunemente, si assume il ruolo di provocatore per il puro piacere di ferire gli altri. July 19 Per non dimenticare Per non dimenticare che ancor oggi e
Chissà per quanto tempo ancora ci Sono bambini che vengono massacrati In folli guerre demenziali, dimentichiamoci della vicina di casa che passeggia rumorosamente al piano sopra il nostro, per non dimenticare che c’è un mercato molto florido e redditizio che è quello degli organi di giovani e bambini accuratamente macellati dai chirurghi dell’orrore dimentichiamoci di quello “******* bastardo” che non ci ha dato la precedenza lungo la via di casa per non dimenticare le milioni di persone che muoiono ogni anno di colera, aids e soprattutto fame, dimentichiamoci dell’importanza che tanto attribuiamo a quel fatidico minuto di ossessivo e delirante ritardo che stiamo accumulando nella nostra giornata di 28 ore e ricordiamoci invece di quanto quel minuto abbia valore per chi non sa se nel minuto successivo la luce del Sole lo riscalderà ancora. Gioco la mia vita,Gioco la mia vita, cambio la mia vita
ad ogni modo ormai l'ho perduta... E la gioco o la cambio per la più infantile illusione La dono in usufrutto o la regalo... La gioco contro uno o contro tutti La gioco contro lo zero o contro l'infinito, La gioco in una alcova, in una piazza, in una bisca In una crocevia, in una barricata, in una rivolta La gioco definitivamente dal principio fino alla fine, In tutta la larghezza e in tutta la profondità In periferia, nel mezzo e nel subfondo... Gioco la mia vita, cambio la mia vita Tanto l'ho perduta senza rimedio E la gioco o la cambio per la più infantile illusione, La dono in usufrutto o la regalo... O la scambio per un sorriso e quattro baci Tutto, tutto mi fa lo stesso L'esimio e il meschino, il banale, il perfetto, il brutto... Tutto, tutto mi fa lo stesso Tutto mi sta nel minuscolo orrido abisso Dove si annodano serpentine le mie cervella Cambio la vita per lampade vecchie O per i dadi coi quali si giocò la tunica inconsutile Per il più insignificante, il più ovvio, per il più futile Per i ciondoli che si appendono alle orecchie La scimmiesca mulatta La scura etiope La pallida bruna, la gialla orientale o la iperborea bionda: Cambio la mia vita per un anello di latta O per la spada di Sigmondo O per il mondo Che aveva Carlo Magno - per far rotolare la palla Cambio la mia vita per la candida aureola dell'idiota o del santo La cambio por il collare Che gli dipinsero al ciccio Capeto O per la doccia rigida che gli piove in testa A Carlo d'Inghilterra La cambio per una storia d'amore, la cambio per un sonetto; Per undici gatti d'Angora, Per uno stornello, per un cantico, Per un poema Per un mazzo di carte incompleto Per un coltello, per una pipa, per un'arpa O per quella bambola che piange Come qualsiasi poeta Cambio la mia vita - a credito - per una fabbrica di crepusculi (con nubi infuocate) Per un gorilla del Borneo Per due pantere di Sumatra Per le perle che si bevve la melanconica Cleopatra O per il suo nasino che sta in qualche museo Cambio la mia vita con lampade vecchie O per la scala di Giacobbe O per il suo piatto di lenticchie... O per due minuscoli forellini -Nelle tempie- da dove fuoriescano, in grigi marciumi Tutta la noia, tutto il disgusto, tutto l'orrore che accumulo nelle mie viscere! Gioco la mia vita, cambio la mia vita, Ad ogni modo Ormai l'ho perduta.. Il dolore di LuciferoSono Io, colui che fu il prediletto,
l'Angelo di Dio, il portator di luce, l'Angelo Caduto, l'Angelo incompreso. Sono Io, colui mai perdonato, per un semplice peccato, "essere per un istante il Padre tanto amato." Sono Io, il Dio dimenticato, il padre della colpa, l'eterno dolor dannato. Non temete, io accolgo ogni male, lasciate che venga a me, il vostro gran dolore Dolore, lasciate fluir in me il vostro gran rancore. Mi chiamano Lucifero o Satana o Mefisto, ma altro io non sono che un bimbo che ha abbandonato un Padre così dolce che sempre ha amato Nulla è cambiato Torture
Nulla è cambiato. Il corpo prova dolore, deve mangiare e respirare e dormire, ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue, ha una buona scorta di denti e di unghie, le ossa fragili, le giunture stirabili. Nelle torture di tutto ciò si tiene conto. Nulla è cambiato. Il corpo trema, come tremava prima e dopo la fondazione di Roma, nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo, le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola e qualunque cosa accada, è come dietro la porta. Nulla è cambiato. C’è soltanto più gente, alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove, reali, fittizie, temporanee e inesistenti, ma il grido con cui il corpo ne risponde era, è e sarà un grido di innocenza, secondo un registro e una scala eterni. Nulla è cambiato. Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze. Il gesto delle mani che proteggono il capo è rimasto però lo stesso. il corpo si torce, si dimena e si divincola, fiaccato cade, raggomitola le ginocchia, illividisce, si gonfia, sbava e sanguina. Nulla è cambiato. Tranne il corso dei fiumi, la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai. Tra questi paesaggi l’anima vaga, sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana, a se stessa estranea, inafferrabile, ora certa, ora incerta della propria esistenza, mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è e non trova riparo. July 18 Resta.......... Resta, al sommo di tutto, questa capacità di tenerezza
Questa perfetta intimità con il silenzio Resta questa voce intima che chiede perdono di tutto: - Pietà! perché essi non hanno colpa d'esser nati... Resta quest'antico rispetto per la notte, questo parlar fioco Questa mano che tasta prima di stringere, questo timore Di ferire toccando, questa forte mano d'uomo Piena di dolcezza verso tutto ciò che esiste. Resta quest'immobilità, questa economia di gesti Quest'inerzia ogni volta maggiore di fronte all'infinito Questa balbuzie infantile di chi vuol esprimere l'inesprimibile Questa irriducibile ricusa della poesia non vissuta. Resta questa comunione con i suoni, questo sentimento Di materia in riposo, questa angustia della simultaneità Del tempo, questa lenta decomposizione poetica In cerca d'una sola vita, una sola morte, un solo Vinícius. Resta questo cuore che brucia come un cero In una cattedrale in rovina, questa tristezza Davanti al quotidiano; o quest'improvvisa allegria Di sentir passi nella notte che si perdono senza memoria... Resta questa voglia di piangere davanti alla bellezza Questa collera di fronte all'ingiustizia e all'equivoco Questa immensa pena di se stesso, questa immensa Pena di se stesso e della sua forza inutile. Resta questo sentimento dell'infanzia sventrato Di piccole assurdità, questa sciocca capacità Di rider per niente, questo ridicolo desiderio d'esser utile E questo coraggio di compromettersi senza necessità. Resta questa distrazione, questa disponibilità, questa vaghezza Di chi sa che tutto è già stato come è nel tornar ad essere E allo stesso tempo questa volontà di servire, questa contemporaneità Con il domani di quelli che non ebbero ieri né oggi. Resta questa incoercibile facoltà di sognare Di trasformare la realtà, dentro questa incapacità Di non accettarla se non come è, e quest'ampia visione Degli avvenimenti, e questa impressionante E non necessaria prescienza, e questa memoria anteriore Di mondi inesistenti, e questo eroismo Statico, e questa piccolissima luce indecifrabile Cui i poeti a volte danno il nome di speranza. Resta questo desiderio di sentirsi uguale a tutti Di riflettersi in sguardi senza curiosità e senza storia Resta questa povertà intrinseca, questa vanità Di non voler essere principe se non del proprio regno. Resta questo dialogo quotidiano con la morte, questa curiosità Di fronte al momento a venire, quando, di fretta Ella verrà a socchiudermi la porta come una vecchia amante Senza sapere che è la mia ultima innamorata KUESTO è OL MONDO Il mondo è un gran bel posto per nascerci
Se non date importanza alla felicità che non è sempre tutto questo spasso Se non date importanza ad una punta di inferno qua e là proprio quando tutto va bene Perché anche in paradiso non è che cantino tutti i momenti Il mondo è un gran bel posto per nascerci Se non date importanza alla gente che muore continuamente o è soltanto affamata per un po’ Che in fondo poi fa male la metà se non si tratta di voi Oh il mondo è un gran bel posto per nascerci Se non vi state troppo a preoccupare di qualche cervello morto su ai posti di comando O di una bomba o due di tanto in tanto contro le vostre facce voltate O di consimili contrattempi cui va soggetta la nostra società di Gran Marca Con i suoi uomini che si distinguono E i suoi uomini che estinguono E i suoi poeti E altri scherani E con le varie segregazioni E congressuali investigazioni E altre costipazioni Che sono il retaggio della nostra carne demente Se il mondo è il posto più bello del mondo Per un sacco di cose come Fare la pantomina della farsa E fare la pantomina dell’amore E fare la pantomina della tristezza E cantare in sordina d’amore e avere ispirazioni E andare a zonzo guardando tutto e odorando fuori Toccando il culo delle statue E persino pensando e baciando gente E facendo figli portando pantaloni E agitando cappelli e ballando E andando a bagnarsi nei fiumi A fare picnic in piena estate O solo genericamente “godendosi la vita” Si Ma proprio in mezzo a tutto quanto arriva sorridente il beccamorto July 17 MORTEMorte
Ridicoli! quanto basta per portarvi con me Vi osservo da molto Scruto i vostri sguardi Analizzo i vostri sogni Vi seguo ovunque Sono in banca per una rapina In biblioteca col poeta Nei bagni pubblici con l’omosessuale quante volte avrei potuto portarvi via! strapparvi alla vita e nascondervi all’inferno! ho viaggiato sulla barca di Caronte con padri di famiglia e troppi figli a carico tolti alla vita da un tumore ho accompagnato alla barca persone per bene …………il loro unico peccato…………. essere malati………………e tu poeta………… mi parli ogni notte e mi invochi ti ubriachi senza ritegno nelle tue notti senza fine citi scrittori che nessuno conosce uccidi le parole sul foglio bianco credendo di essere un poeta uccidi il dialogo con la tua volgarità le bestemmie gratuite gli sputi e le tue invenzioni peccato che tu non riesca a morire ci provi ogni notte e niente ti aspetto ogni mattina al porto con Caronte e la sua barca malmessa ma tu mi fai aspettare tu tu il poeta figlio della sregolatezza assomigli ad uomo che viveva a Parigi lo chiamavano il principe dei poeti ……..lo trovai disteso sul pavimento di un piccolo appartamento nel quartiere latino…………dicono fosse un grande poeta e io lo accompagnai dall’altra parte ma siccome avevo stima per lui lo portai in carrozza. Caro poeta Conosci la storia Ma eviti la vita Cerchi di comprendere la vita Ma invochi la morte ……………ti ho pensato anni fa’……………. Ero in California a San Pedro Tra le spiagge e le donne nude Un sole senza fine E un’America che avevo dimenticato ………..mi trovai davanti un vecchio con la pancia autentica lo sguardo vero i capelli sporchi una leucemia alla fine una donna che lo amava una macchina da scrivere……………….. ma non ricordo il suo nome ricordo solo il suo cognome sembrava polacco …………e tu poeta sei per caso russo ? E tu rapinatore Con gli occhi Gli occhi infuocati Come se alla notte Servisse una luce Tu che credi di essere il padrone Il padrone della notte Dei locali Delle donne Dei tuoi soldi Rubati altrove Rapinatore Padrone del nulla E ancora mi sfidi………….. Piccolo uomo Dalle mani veloci E la violenza gratuita Ti ricordi quella notte Mentre rubavi solitario In una notte senza fine Tu E i tuoi 2 fratelli: L’omosessuale e i suoi amanti Il loro letto il loro affetto I baci tra di loro Così romantici in autunno Nelle strade coperte di foglie E le foglie sotto le scarpe Mentre si rincorrevano Sotto gli occhi allibiti dei bei bensanti Che pensavano a Loro……i diversi…….gli omosessuali….. ……il peccato fatto uomo…….il vizio…… e………poi………..proprio Loro con gli occhi nascosti nel viso un viso deforme utile solo solamente per nascondere l’anima i sogni quelli non fatti quelli che non faranno! Almeno tu Sporco rapinatore Insegui un sogno Non hai paura Non temi te stesso Non ne hai paura Tu …….forse…….sei puro…….. E che dire poi Del tuo fratello notturno Blasfemo E orribile ……..quel poeta……. Anche lui………… Con le mani sporche di vizio A rubare immagini Per ucciderle nel bianco Di un foglio vergine Lui che piange Piange da solo in un cafè Con le mani sul viso il viso nelle mani E la vita in bilico Tra l’essere o l’apparire E lo vedo spesso Col passo incerto Tra i vicoli del centro Nella bella Verona La Verona cantata da Shakespeare La Verona di Giulietta La Verona di un amore impossibile Con la luce dei lampioni Che gli fa da stella E la luna bianca e dolce Che gli indica la strada Per andare oltre……… ………..e pensare…….che ridono di lui ………… Omosessuale Ti ho incontrata spesso Donna con la falce insanguinata Ombra nella notte Donna senza amore Donna dagli occhi vitrei Tu padrona dei fili Dei fili sottili che ci legano alla vita Quella stessa vita Che ce la sbatte in culo Proprio quando pensavo di avercela fatta Eh si….. Cara morte Così implorata Attesa Venerata Ma tu dama nera Dama violenta Almeno colpisci a caso Davanti al tuo tribunale…………….. Ci rendi uguali…….. ……..Dio ci crea diversi…….. belli brutti ricchi poveri dolci sobri folli Lui può…………… Tu invece arrivi all’improvviso Ti presenti……….. ………e ci porti via………per mano…….. ma io io di te non ho paura sei solo una macchia nera nel mio universo! …………tutti ti temono e per evitarti implorano un idolo……. Che chiamano Dio Poveri Ridicoli Piccoli Ma forse……..forse……….. …….più utili di un omosessuale deriso perché si trucca denigrato perché non trova lavoro………e chi…. …..chi assumerebbe un omosessuale dichiarato?! Magari accanto al ragioniere con famiglia …….Ti immagini io che parlo d’un amore e lui che mi chiede se è femmina? Ironico? No! Terribile! Che ne sai tu Morte Di una vita sbagliata?…… Almeno il poeta forse ha scelto Il rapinatore pure Io no! Sono figlio illegittimo della realtà Una realtà che ha paura del diverso Diverso per la strada Diverso al supermercato Diverso dal fiorista……mentre compro un fiore per amore Diverso in metrò…..qualcuno si sposta Diverso in chiesa……..tra i veri credenti…!?! Ma io Inseguo l’amore E il resto è il resto Ma è mio Quindi Morte Ti aspetto Non ho paura Il pccolo E. Il pccolo E. è un ragazzino gracile
di quasi 11 anni la cui mamma soffre di forti crisi depressive. Ha perso un anno di scuola il piccolo E. Teme per la mamma, teme che se la lascerà sola a casa, Lei smetterà di essere immortale. Il mio piccolo amico l'ho conosciuto ieri, nel centro che frequento come volontario. Era seduto insieme ad un'altra volontaria e faceva i compiti. La prima cosa che ho notato in lui, è stato il suo Silenzio, un Silenzio che li esce dagli occhi come un mare in tempesta, che impietosamente travolge tutto ciò che gli sta intorno. Mi sono seduto con un altro bimbo ma inevitabilmente sono stato investito dalla sua Tristezza, dal suo Dolore, seppur ben celati dalla sua estrema educazione, dalla sua attenzione e pignoleria nel fare i compiti, peculiarità che da un'analisi superficiale lo fanno apparire quel che si dice un bravo bambino. Questo è un racconto direte voi, no è una poesia invece, proprio perchè parla di un bambino, una poesia di vita, una poesia triste, una favola sul cui lieto fine non sarei disposto a scommettere, ma per il quale invece sono disposto a comabattere anche se questa mia "guerra" riuscisse a regalare ad E. anche solo pochi momenti di gioa Sarà Sarà ma nulla accade per caso,
tutto ha un senso, ogni cosa che succede, ogni avvenimento che ci riguarda, ogni sensazione che percepiamo. Sarà ma le risposte della scienza non mi soddisferanno mai, anche quando saranno esaurite anche quando mi diranno che noi arriviamo dal Nulla. Sarà ma nessuno potrà dimostrare che il Tutto ha una sua Volontà intrinseca, come però nessuno potrà dimostrare il contrario, ma dentro di me una certezza che agli occhi dei "Sognatori" si chiama illusione, si sta sempre più consolidando, confermandomi che non si può essere se prima non si era. Noi fummo, siamo e saremo. Per l'Eternità. VIGLIO SAPERENon mi interessa sapere qual’è il tuo mestiere...
Voglio sapere per che cosa si strugge i tuo cuore e se hai il coraggio di sognare l’incontro con ciò che esso desidera. Non mi interessa sapere quanti anni tu abbia... Mi interessa sapere se correrai il rischio di fare il pazzo per amore, per il tuo sogno, per l’avventura di essere vivo. Non mi interessa sapere quali pianeti quadrano con la tua luna... Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore, se le difficoltà della vita ti hanno portato ad aprirti oppure ... a chiuderti in te stesso nel timore di soffrire ancora! ... Voglio sapere se sei capace di stare nel dolore, tuo o mio, senza far nulla per nasconderlo, o per allontanarlo, o cristallizzarlo. Voglio sapere se sei capace di stare nella gioia, tua o mia, se puoi scatenarti nella danza e lasciare che l’estasi ti invada fino alla punta delle dita dei piedi o delle mani, senza esortarci ad essere prudenti o realistici, o consapevoli dei limiti umani. Non mi interessa sapere se la storia che mi racconti è vera... Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per restare fedele a te stesso, e di non tradire mai la tua anima , a costo di lasciare che gli altri ti chiamino traditore. Voglio sapere se puoi essere di parola, e quindi degno di fiducia. Voglio sapere se sei capace di trovare la bellezza anche nei giorni in cui il sole non splende, e se puoi dare inizio alla tua vita sulle sponde di un lago, gridando "sì" al bagliore d’argento della luna piena. Non mi interessa sapere dove vivi, né quanto denaro possiedi... Voglio sapere se dopo una notte disperata di pianto sei capace di alzarti, così come sei, sfinito e con l’anima ricoperta di lividi, per metterti a fare quello che c’è da fare per i bambini. Non mi interessa sapere chi conosci, nè come ti trovi qui... Voglio sapere se starai in piedi con me al centro del fuoco, senza tirarti indietro. Non mi interessa sapere che cosa hai studiato, né con chi e neppure dove... Voglio sapere che cosa ti sostiene da dentro quando tutto il resto viene a mancare. Voglio sapere se puoi stare da solo con te stesso, e se la tua compagnia ti piace veramente, nei momenti di vuoto" July 15 Il violinista pazzoNon fluì dalla strada del nord né dalla via del sud la sua musica selvaggia per la prima volta nel villaggio quel giorno. Egli apparve all' improvviso nel sentiero, tutti uscirono ad ascoltarlo, all' improvviso se ne andò, e invano sperarono di rivederlo. La sua strana musica infuse in ogni cuore un desiderio di libertà. Non era una melodia, e neppure una non melodia. In un luogo molto lontano, in un luogo assai remoto, costretti a vivere, essi sentirono una risposta a questo suono. Risposta a quel desiderio che ognuno ha nel proprio seno, il senso perduto che appartiene alla ricerca dimenticata. La sposa felice capì d' essere malmaritata, L' appassionato e contento amante si stancò di amare ancora, la fanciulla e il ragazzo furono felici d' aver solo sognato, i cuori solitari che erano tristi si sentirono meno soli in qualche luogo. In ogni anima sbocciava il fiore che al tatto lascia polvere senza terra, la prima ora dell' anima gemella, quella parte che ci completa, l' ombra che viene a benedire dalle inespresse profondità lambite la luminosa inquietudine migliore del riposo. Così come venne andò via. Lo sentirono come un mezzo-essere. Poi, dolcemente, si confuse con il silenzio e il ricordo. Il sonno lasciò di nuovo il loro riso, morì la loro estatica speranza, e poco dopo dimenticarono che era passato. Tuttavia, quando la tristezza di vivere, poiché la vita non è voluta, ritorna nell' ora dei sogni, col senso della sua freddezza, improvvisamente ciascuno ricorda - risplendente come la luna nuova dove il sogno-vita diventa cenere - la melodia del violinista pazzo. I FIORI DEL MALEFiera, come un vivente, del suo nobile portamento,
con il gran mazzo di fiori, il fazzoletto e i guanti, ha la noncuranza e la disinvoltura d'una gran dama dalle arie stravaganti. Si è mai vista a un ballo una figura più snella? la veste esagerata, nella sua regale ampiezza, casca abbondantemente su un piede secco, serrato in una scarpetta col fiocco, graziosa come un fiore. La gala che scherza intorno alle clavicole, come un ruscello lascivo che si strofini sulla roccia, difende pudicamente dai lazzi ridicoli le funebri grazie che tiene a celare. I suoi occhi profondi son fatti di vuoto e di tenebre, e il suo cranio, artisticamente acconciato di fiori, oscilla mollemente sulle gracili vertebre. Oh, fascino di un nulla follemente acconciato! Alcuni ti chiameranno una caricatura, poichè non comprendono, amanti ebbri della carne, l'eleganza ineffabile dell'umana armatura. Tu rispondi, grande scheletro, al mio gusto più caro! Vieni forse a turbare, con la tua smorfia possente, la festa della Vita? o qualche vecchio desiderio, che ancora sprona la tua vivente carcassa, ti sospinge, credula, al sabba del Piacere? Al canto dei violini, tra le fiamme delle candele, speri di scacciare il tuo beffardo incubo, e vieni a domandare al torrente delle orge di rinfrescare l'inferno che ti fiammeggia nel cuore? Inesauribile pozzo di stoltezza e di colpe! Eterno alambicco dell'antico dolore! Attraverso il curvo intreccio delle tue costole io vedo, ancora errante, l'insaziabile aspide. A dir il vero, temo che la tua civetteria non trovi un premio degno dei tuoi sforzi; quale di questi cuori mortali, comprende la celia? Gli incanti dell'orrore non inebriano i forti! L'abisso dei tuoi occhi, pieno d'orrendi pensieri, esala la vertigine, e i ballerini prudenti non contempleranno senza nausee amare il sorriso eterno dei tuoi trentadue denti. Eppure, chi non ha stretto tra le sue braccia uno scheletro, e chi non si è nutrito di cose della tomba? Che importa il profumo, l'abito e la toeletta? Chi fa lo schifiltoso mostra di credersi bello. Baiadera senza naso, irresistibile sgualdrina, dì dunque a questi ballerini che fanno i turbati: "Fieri piccini, malgrado l'arte delle ciprie e del rossetto, tutti puzzate di morte! O scheletri muschiati, Antinoi avvizziti, dandies dalla faccia glabra, cadaveri verniciati, seduttori canuti, la ridda universale della danza macabra vi trascina in luoghi che non son conosciuti! Dai freddi quais della Senna alle rive ardenti del Gange, l'armento mortale salta e gode, senza vedere in un buco del soffitto la tromba dell'Angelo, sinistramente spalancata come un fucile a trombone nero. In ogni clima, sotto ogni sole, la Morte t'ammira nelle tue contorsioni, risibile Umanità, e spesso, come te, profumandosi di mirra, mescola la sua ironia alla tua insania! July 13 AMIKO SILENZIOVieni o Silenzio affrontami,
son qui che ti aspetto: comunque andrà a finire mio fedele compagno uscirai sconfitto. Certo è vero, a Te basta un gesto per annientarmi ma a me finchè tu tentenni, ne basta un altro per renderti il lavoro ancor più faticoso. Quello che tu togli a me uccidendomi, lo dovrai togliere a tutti coloro che ho contagiato, con le mie parole, con le mie carezze, con le mie lacrime, con la mia gioia (eh già c'è anche quella) e poi ancora dovrai fare i conti con quelli che loro volta verranno contagiati Eh si, amico mio, ne uccidi uno, ne nascono cento, ne uccidi cento ne nascono diecimila. E se sei bravo in matematica quando ne uccidi diecimila, sai quanti ne nascono vecchio volpone? In bocca al lupo e se vuoi un consiglio cambia mestiere Gli araldi neri Ci sono colpi nella vita, così forti...io non so!
Colpi come l'odio di Dio; come se di fronte ad essi, la risacca di tutto il sofferto ristagnasse nell'anima...Io non so! Sono pochi; però sono...Aprono solchi scuri nel volto più fiero e nel lombo più forte. Saranno forse i puledri di barbari Attila; o gli araldi neri che ci invia la Morte. Son le cadute profonde dei Cristi dell'anima, di qualche fede da adorare che il Destino bestemmia. Questi colpi sanguinosi sono i crepitii di qualche pane che sulla porta del forno ci si brucia. E l'uomo...Povero...povero! Gira lo sguardo, come quando una pacca sulla spalle ci chiama; Gira gli occhi pazzi, e tutto il vissuto ristagna, come una pozzanghera di colpa, nello sguardo. Ci sono colpi nella vita, così forti...Io non so! | ||